Scicli (RG) - L’aula consiliare del Comune di Scicli ha ospitato oggi la prima sessione del Convegno internazionale dell’AICL, Associazione internazionale dei critici letterari, sul tema “Letteratura e giustizia. Nel centenario della nascita del giudice Saverino Santiapichi”.
In apertura dei lavori, il sindaco di Scicli Mario Marino ha tenuto una prolusione sulla figura del magistrato. Nato a Scicli nel 1926, Santiapichi è stato avvocato, pretore, magistrato e presidente della Prima Corte d’Assise di Roma, oltre che procuratore generale della Repubblica di Perugia e procuratore ad honorem della Corte di Cassazione. Presiedette alcuni dei processi più complessi della storia repubblicana, tra cui quello per l’attentato al papa Giovanni Paolo II e il processo Moro-bis, applicando la procedura sempre nel rispetto della dignità dell’imputato. Ricoprì la carica di vicepresidente della Corte Suprema in Somalia. Uomo riservato e profondamente legato alla cultura e ai classici, fu definito “giudice gentiluomo” dal giornalista Salvatore Lordi, che gli ha dedicato di recente una biografia. Il Convegno dell’AICL, con relatori provenienti anche da Paesi esteri, rende ulteriore merito alla cultura di Santiapichi, autore di numerose pubblicazioni. Dopo il pensionamento è stato anche docente a contratto presso l’Università Kore di Enna.
Un successo inaspettato ha riscosso l’intervento di Corrado Monaca “Da via Fani a Scicli: con Leonardo Sciascia e Saverino Santiapichi”. Richiamato dal rumore degli spari, quel 16 marzo 1978 Monaca accorse sul luogo dell’eccidio, distante pochi minuti dalla casa sua. Si trovò davanti lo scenario dell’agguato, anche se alcuni dubbi sulla dinamica non furono mai chiariti. Uno tra tutti il fatto che la mitraglietta degli assalitori sparò novantatré proiettili. I proiettili raggiunsero e bucarono le quattro portiere delle due autovetture sulla fiancata sinistra frantumando i vetri dei finestrini e colpendo a morte gli agenti della scorta. Se Moro fosse stato nella Fiat 130, sul sedile posteriore sinistro sarebbe stato crivellato di colpi come gli agenti. Per Monaca, il rapimento è avvenuto altrove.
A ciò si aggiunse il depistaggio che lo portò al Gemelli, dove apprese dal fratello di Moro che il Presidente non era lì. Il relatore ha ricordato poi l’imponente ma inutile dispiegamento di forze dell’ordine nei 55 giorni del sequestro, durante i quali egli stesso attraversò l’Italia più volte senza subire alcun controllo. Monaca ha richiamato l’Affaire Moro di Leonardo Sciascia e la tesi, ancora attuale, di un copione già scritto. Ma non dalle Brigate rosse. Al centro del suo intervento, il relatore ha posto la figura di Santiapichi, presidente della Prima Corte d’Assise di Roma nel processo Moro-bis, che unificò i procedimenti Moro-uno e Moro-bis. Il processo si concluse nel 1983 con 32 condanne all’ergastolo, poi in gran parte confermate in appello e in Cassazione.
Monaca ripercorre sinteticamente l’iter giudiziario – Moro I, Moro-bis, Moro-ter, Quater e Quinquies – sottolineando come dagli atti emergano ancora molte zone d’ombra. Per il relatore, insomma, il delitto Moro riveste un valore periodizzante. “L’eliminazione del Presidente della Democrazia Cristiana – ha detto - rappresenta una cesura storica che pose fine alla stabilità politica e sociale del dopo guerra fino ai trattati ed ai codici dell’Unione Europea ed aprì lo scenario che stiamo vivendo con la speranza di riuscire a trovare, al più presto una stabilità di pace”. In chiusura, la riflessione sul senso della magistratura “come garanzia” e non “come potere alternativo” secondo Santiapichi, sull’eliminazione di Moro come cesura storica, e sul valore attuale di quelle verità non ancora del tutto chiarite, nel solco dell’appello del presidente della Repubblica Mattarella a cercare la verità come “obiettivo primario della democrazia”.
Nella sessione inaugurale sono intervenuti anche gli spagnoli Angel Basanta (L’opera di Gonzalo Torrente Ballester [1939-1975] sotto la censura franchista) e Fernando Valls (La censura di ieri e di oggi) e il rumeno Stefan Damian (La Giustizia sulla scacchiera). Ha presieduto i lavori Neria De Giovanni, presidente dell’AICL e reduce da un convegno internazionale al Murray Edwards College dell'Università di Cambridge per ricordare e onorare la figura di Grazia Deledda a cento anni dal conferimento del Premio Nobel.

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