domenica 22 aprile 2012

Scicli (RG) - “Moda Musei Archivi”, inaugurato ieri con un convegno e una mostra l’Archivio storico dell’Opera Pia Carpentieri

Da sx: Giovanni Calabrese, Filippo Papaleo, 
Giovanna Giallongo, Elisabetta Merlo, 
Vanessa Maher, Carlo Belfanti e 
Salvatore Adorno
Scicli (RG) - Il Palazzo Spadaro ha fatto da cornice, ieri mattina, al convegno Moda Musei Archivi- Per una storia del costume in Sicilia tra Ottocento e Novecento, organizzato nell’ambito della XIV Settimana della Cultura dal Museo del Costume e curato da Salvatore Adorno, docente di Storia contemporanea all’Università di Catania.
Ad aprire i lavori è stato Carlo Belfanti, ordinario di Storia economica all’Università di Brescia, che ha raccontato la nascita del Made in Italy. Fu lo stilista toscano Giovan Battista Giorgini nel 1951 a “inventare” la tradizione di una moda italiana che affondava
le radici nel Rinascimento. Il richiamo all’età dell’oro dell’arte italiana produsse una vasta eco e una forte suggestione sulla stampa e sui mercati internazionali. Ne scaturì una delle più riuscite operazioni di marketing del Novecento, anche se dietro la trovata commerciale c’era la solida preparazione e l’indiscussa abilità degli artigiani italiani. Il successo personale di stilisti come Salvatore Ferragamo ed Emilio Pucci finì per legittimare la leggenda delle origini rinascimentali della moda italiana. 
Se il 1951 fu l’anno d’inizio del Made in Italy, il 1982 segnò una svolta nell’industria della moda, come ha spiegato nel suo intervento Elisabetta Merlo, docente di Storia economica all’Università “Bocconi” di Milano. In quell’anno, con l’invenzione della giacca destrutturata di Giorgio Armani, l’imperfezione cessò di essere un costo industriale, divenendo stile e moda. Nacque allora una nuova figura di creativo, attento ai problemi della produzione industriale e dell’organizzazione commerciale.
Vanessa Maher, antropologa culturale dell’Università di Verona, con la relazione su Sarte e sartine a Torino tra Ottocento e Novecento ha offerto un affascinante spaccato dell’industria tessile nella città della Mole a cavallo tra i due secoli. L’antropologa ha ricostruito un universo in parte sconosciuto alle statistiche ufficiali: quello del lavoro domestico e “sommerso”, caratterizzato dallo sfruttamento della manodopera minorile e femminile, dal duro apprendistato, dal lavoro sottopagato, dalla flessibilità e dalla precarietà. Modiste e sarte, con i loro contatti sociali e la mobilità professionale, rappresentarono un fattore di eterosocialità e contaminazione tra le classi.
In questo quadro si inserisce l’inedita vicenda della sarta toscana Ada Longhi, ricostruita con passione e precisione dalla studiosa Giovanna Giallongo (Museo del Costume di Scicli), grazie ai documenti rinvenuti durante il riordino dell’Archivio storico dell’Opera Pia Carpentieri. Ada Longhi nacque a Siena nel 1878. Figlia di un orefice-mercante d’arte, ragazza madre, visse e lavorò tra Firenze e Pistoia. Nel 1910, rispondendo a un annuncio di lavoro per maestra sarta, si trasferì a Scicli per dirigere la scuola di sartoria dell’Opera Pia Carpentieri, destinata a qualificare le orfanelle e farne delle “cittadine operose”. La sarta ordinò tessuti, strumenti di lavoro e giornali di moda da ditte italiane ed estere, svecchiando lo stile e i gusti locali e introducendo l’alta moda parigina tra le nobildonne siciliane. Dopo qualche tempo, però, gli amministratori dell’Opera Pia montarono ad arte degli scandali per poterla cacciare: l’indipendenza e l’intraprendenza di quella donna del Nord erano un modello potenzialmente pericoloso in un mondo come quello della provincia siciliana, dove le donne dovevano obbedire a un rigido codice di dipendenza e sottomissione. Nel 1914, calunniata prima e licenziata poi, la Longhi si trasferì a Messina dove fondò la Sartoria “Fiorentina”, attiva fino al 1926. Morì negli anni Cinquanta a Pistoia, negli anni in cui in Toscana nasceva il Made in Italy.   
Nel pomeriggio, Filippo Papaleo presidente dell’Opera Pia Carpentieri, Giovanni Calabrese direttore dell’Archivio di Stato di Ragusa e Giovanna Giallongo hanno inaugurato la mostra Scicli attraverso le carte d’archivio, allestita nei locali dell’Archivio storico dell’Opera Pia Carpentieri con documenti inediti e carte provenienti dai fondi “Famiglia Carpentieri”, “Opera Pia Carpentieri”, “Conservatorio e Asilo infantile Biagio Mirabella”, che costituiscono l’Archivio storico dell’Opera Pia. Ai tre fondi si è aggiunto di recente l’Archivio Penna, donato da Gabriele Arezzi di Trifiletti. L’Archivio storico dell’Opera Pia a breve sarà dichiarato «di notevole interesse storico» dal Ministero per i Beni e le Attività culturali e potrà essere aperto agli studiosi. Custodisce circa 700 volumi - ordinati, catalogati e inventariati da Giovanna Giallongo - che vanno dal 1480 al 1959. Le antiche carte consentiranno di colmare parecchi vuoti storiografici e riscrivere la storia economica, sociale, culturale e religiosa di Scicli e della Sicilia orientale. Tra i documenti più interessanti, una cronaca manoscritta del terremoto che nel 1693 distrusse i centri del Val di Noto; alcuni inventari settecenteschi che documentano l’inedita preparazione del cioccolato di Modica nei monasteri locali; carteggi che testimoniano fin dal XVIII secolo l’esistenza di una fabbrica di tegole sul promontorio del Pisciotto dove nel 1909 sorgerà la Fornace Penna; ma anche storie di famiglie nobili locali che avevano ramificati rapporti d’affari con le principali città dell’isola.
Soddisfazione è stata espressa dal presidente dell’Opera Pia, Papaleo, il quale ha evidenziato il ruolo culturale dell’Ente di assistenza che oltre a ospitare il Museo del Costume, potrà fregiarsi di un archivio finalmente restituito alla città e agli studiosi. 
L’iniziativa è stata realizzata con il patrocinio dell’Archivio di Stato di Ragusa, dell’Università di Catania - Dipartimento di Scienze umanistiche, della Rete museale della Cultura Iblea, dell’Opera Pia Carpentieri e dell’Associazione culturale “L’isola” e con il sostegno di Hotel Novecento, Agenzia immobiliare Ferraro, Gold Communication (Scicli), Confeserfidi (Scicli) e Antica Dolceria Bonajuto (Modica). 



Info e contatti
Associazione culturale “L’isola”
Via F. Mormina Penna 65, Scicli (RG).
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Ufficio stampa
INpress di Giovanni Criscione
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